Te ne sei andata in punta di piedi, senza disturbare nessuno.
Strano ed insolito è il silenzio che aleggia ora tra quelle mura, in quella casa, dove tutto è rimasto immobile ed in attesa, dove noi ti aspettiamo ancora.
Quella cucina vuota, e quella sedia in attesa e quel tuo tenero sposo, anche lui in attesa.
Entrando, si ha la sensazione di doverti sicuramente trovare in un'altra stanza, di precipitare nei corridoi dell'adolescenza, quando ti muovevi tra una stanza e l'altra, dando ordini qua e là. Ti piaceva comandare e "urlare" forte i segni della tua presenza.
Ben presto, però, esaurito il giro della casa, non possiamo che accontentarci di ritrovarti in foto e nei preziosi pezzi che restano di te, quelli dei tuoi gesti quotidiani, del tuo io forte e impetuoso, inebriando ogni angolo e ogni cuore che si accosti a scorgerli. Quando arrivo in bagno, mi perdo nel profumo del tuo borotalco che ti aspetta ancora, dopo la doccia.
In attesa pure lui.
E così, in punta di piedi, non mi resta che abbracciare quella parte di te ancora in piedi, che ruggisce come un leone a cui hanno strappato via il suo cuore, ma che resiste e insiste e che continua a cucinare, a lavorare per lei come se lei fosse ancora là. E si scusa pure se il cibo non è buono come il tuo.
E così, in punta di piedi, restiamo là, in attesa, di quell'alba che possa addomesticare il nostro dolore, quell'alba che domenica mattina ci ha salutato, quasi beffarda, splendendo forte sull'azzurro mare.
Il flusso...
Il flusso dei pensieri di una mente è un turbinio di emozioni e di sensazioni.
Io osservo la realtà e la descrivo, così per come è filtrata attraverso i miei occhi, la mia mente, il mio cuore, così per come la vedo io.
mercoledì 25 gennaio 2012
domenica 15 gennaio 2012
Tutto sembra incredibile, quasi cinematografico.
Eppure, ieri un naufragio ha interrotto il lento procedere della nave dei sogni, carica di turisti, italiani e stranieri, adulti e bambini, proprio a pochi metri dal punto di approdo.
Sembra incredibile che proprio nel bel mezzo della cena, tutti questi passeggeri abbiano vissuto una situazione di improvviso vuoto e panico misti a paura e terrore. Dicono che di errore umano si tratta.
Ma ciò che turba è il pensiero della disperazione di questa gente, precipitata da un momento all'altro da spensierati momenti di "festa" o relax ad una situazione disperata di lotta per la sopravvivenza, di intrepido vagare e spostarsi da un punto all'altro della nave, senza sapere cosa fare e se farlo.
E tutto questo nel 2012. Non nel 1912, quando la risorse tecnologiche erano da considerarsi un solido miraggio delle generazioni future. E tutto questo a pochi metri dalla costa.
Tragico destino (beffardo, direbbero i superstiziosi da cui mi dissocio) di una nave dal battesimo non riuscito e dal viaggio mai più terminato.
Adesso, resta la speranza di riportare verso la terraferma, in vita, quei poveri dispersi che da più di ventiquattro ore, giacciono in balia delle onde.
Le vite perdute, di certo, nessuno potrà più restituircele. Per gli altri, resteranno i segni indelebili di un tragico viaggio da non ripetere mai più.
Beffardamente, ci torna in mente quella pubblicità di gente in lacrime per la crociera già passata.
Errare è umano (?), abbandonare la nave e dimenticare il proprio dovere è diabolico.
Eppure, ieri un naufragio ha interrotto il lento procedere della nave dei sogni, carica di turisti, italiani e stranieri, adulti e bambini, proprio a pochi metri dal punto di approdo.
Sembra incredibile che proprio nel bel mezzo della cena, tutti questi passeggeri abbiano vissuto una situazione di improvviso vuoto e panico misti a paura e terrore. Dicono che di errore umano si tratta.
Ma ciò che turba è il pensiero della disperazione di questa gente, precipitata da un momento all'altro da spensierati momenti di "festa" o relax ad una situazione disperata di lotta per la sopravvivenza, di intrepido vagare e spostarsi da un punto all'altro della nave, senza sapere cosa fare e se farlo.
E tutto questo nel 2012. Non nel 1912, quando la risorse tecnologiche erano da considerarsi un solido miraggio delle generazioni future. E tutto questo a pochi metri dalla costa.
Tragico destino (beffardo, direbbero i superstiziosi da cui mi dissocio) di una nave dal battesimo non riuscito e dal viaggio mai più terminato.
Adesso, resta la speranza di riportare verso la terraferma, in vita, quei poveri dispersi che da più di ventiquattro ore, giacciono in balia delle onde.
Le vite perdute, di certo, nessuno potrà più restituircele. Per gli altri, resteranno i segni indelebili di un tragico viaggio da non ripetere mai più.
Beffardamente, ci torna in mente quella pubblicità di gente in lacrime per la crociera già passata.
Errare è umano (?), abbandonare la nave e dimenticare il proprio dovere è diabolico.
lunedì 9 gennaio 2012
Rivolta senza svolta...
Difficile non restare scossi dalle immagini girate in Tunisia nell'ultimo anno, trasmesse stasera da "Presa diretta", immortalanti una tragica lotta libertà/schiavitù vissuta in tre scenari differenti: la Tunisia tormentata dal regime prima, la Lampedusa sconcertata dalle lotte "consanguinee" poi e la nuova Tunisia, ora liberata ma senza sforzo abbandonata dai popoli civili o presunti tali, al suo "destino" elettorale.
Difficile non provar disgusto per la tragica corsa di uomini liberi ma ancora in catene, molti dei quali precipitati nell'abisso marino, privo di certi e solidi attracchi e senza più alcuna speranza di ritorno; difficile dimenticare quegli esseri umani lanciati precipitosamente nella follia di una ricerca disperata di porti in cui attraccare, ma continuamente respinti. Respinti, perchè in possesso di un passaporto rilasciato con successo da un governo sciagurato, ma senza alcun valore per il resto del mondo nato libero e più fortunato.
Terre vicine, ma confliggenti: Lampedusa, ansiosa nel contrastare la macchia nera di fratelli tunisini sbarcati senza sosta e costretta a sopportare l'odio ostile dei suoi abitanti, inferociti e guidati da legislatori privi di senno, cui non basterà l'auspicato perdono del santo patrono a lavare la coscienza; la Tunisia, terra di uomini alla ricerca disperata di libertà e democrazia, uomini intelligenti, laboriosi, capaci di emozionarsi per l'impronta lasciata nel primo voto della loro vita. E l'abbandono di questa terra, neonata di rivoluzione, rimasta arida e priva di stimoli di rinascita cruciale.
Difficile dire altro; vi consiglio solamente di guardare la puntata:
sabato 24 dicembre 2011
E Natale sia
Mentre fra poche ore saremo pronti a lanciarci su tavole imbandite, tra parenti più o meno digeribili, ma comunque immersi nel calore familiare, della festa, della gioia, della serenità vissuta fino in fondo, penso a tutti quelli che stasera, meno fortunati, resteranno da soli, soli nella loro solitudine.
Natale è in genere la festa più attesa, soprattutto dai bambini, ma talvolta è anche la più sofferta.
Tanta gente stasera sarà sola, lungo una strada, chiuso in carcere o in una comunità, in attesa. Magari circondata da altra gente, ma comunque sola.
In attesa che qualcosa cambi, in attesa che qualcuno arrivi, oggi o domani.
Penso ad Ismail, per esempio, che detesta le vacanze di Natale perchè sarà costretto a vagare per le strade della più usuale movida panormitana, per liberarsi prima possibile delle sue odiose rose, mentre intorno a lui, tutto sarà una festa, mentre dentro certe case, per altri bambini, si consumeranno gesti usuali magari non sentiti, di classica routine natalizia. Non è sempre così, non deve per forza esserci indifferenza o ipocrisia nel rito dei festeggiamenti, ma di certo c'è poca consapevolezza della sfortuna altrui.
Io so solo che stasera penserò a lui e a tutti quelli che non hanno la fortuna di esser fortunati, alla bellissima signora dagli occhi azzurri e il viso rugoso, che siede, ogni giorno, piova o sorrida il sole, davanti alla vetrina di un negozio di via Terrasanta e che comunque sorride sempre o a quella coppia, che ogni sera, si avvolge dentro le coperte, usando a turno, il corpo del compagno per cuscino, o a quell'omone, che da anni ormai, siede coi suoi teneri cuccioli accanto al Teatro Biondo di Palermo o a quei bambini i cui genitori non han potuto regalare quanto desiderato; ebbene si per quanto a volte faccia male guardare in faccia la realtà, pensate, almeno per un istante, che stasera sarà Natale anche per loro.
Auguri
Natale è in genere la festa più attesa, soprattutto dai bambini, ma talvolta è anche la più sofferta.
Tanta gente stasera sarà sola, lungo una strada, chiuso in carcere o in una comunità, in attesa. Magari circondata da altra gente, ma comunque sola.
In attesa che qualcosa cambi, in attesa che qualcuno arrivi, oggi o domani.
Penso ad Ismail, per esempio, che detesta le vacanze di Natale perchè sarà costretto a vagare per le strade della più usuale movida panormitana, per liberarsi prima possibile delle sue odiose rose, mentre intorno a lui, tutto sarà una festa, mentre dentro certe case, per altri bambini, si consumeranno gesti usuali magari non sentiti, di classica routine natalizia. Non è sempre così, non deve per forza esserci indifferenza o ipocrisia nel rito dei festeggiamenti, ma di certo c'è poca consapevolezza della sfortuna altrui.
Io so solo che stasera penserò a lui e a tutti quelli che non hanno la fortuna di esser fortunati, alla bellissima signora dagli occhi azzurri e il viso rugoso, che siede, ogni giorno, piova o sorrida il sole, davanti alla vetrina di un negozio di via Terrasanta e che comunque sorride sempre o a quella coppia, che ogni sera, si avvolge dentro le coperte, usando a turno, il corpo del compagno per cuscino, o a quell'omone, che da anni ormai, siede coi suoi teneri cuccioli accanto al Teatro Biondo di Palermo o a quei bambini i cui genitori non han potuto regalare quanto desiderato; ebbene si per quanto a volte faccia male guardare in faccia la realtà, pensate, almeno per un istante, che stasera sarà Natale anche per loro.
Auguri
domenica 11 dicembre 2011
"Gli incontri più importanti sono già combinati dalle anime prim'ancora che i corpi si vedano".
"Gli incontri più importanti sono già combinati dalle anime prim'ancora che i corpi si vedano.
Generalmente, essi avvengono quando arriviamo a un limite, quando abbiamo bisogno di morire e rinascere emotivamente. Gli incontri ci aspettano, ma la maggior parte delle volte evitiamo che si verifichino. Se siamo disperati, invece, se non abbiamo più nulla da perdere oppure siamo entusiasti della vita, allora l'ignoto si manifesta e il nostro universo cambia rotta".
Condivido a pieno le parole di Coelho. A volte, certi incontri ti cambiano la vita, per davvero.
Quel 12 maggio 2009, se non avessi conosciuto Leda, tante cose sarebbero state diverse. Mi sarei sentita un'anima solitaria, nella mia ricerca di giustizia e di solidarietà per un tema così difficile come quello delle madri detenute e dei bambini da 0 a 3 anni reclusi insieme a loro, disgraziatamente.
Mi sarei sentita un fiume in piena, pronto ad uscire dal suo letto, ma senza troppe speranze di trovare un attracco. E invece, io l'ho trovato.
Non dimenticherò mai la Sua umiltà e la sua enorme disponibilità. Il fatto che non vivessi a Roma, mi ha tristemente condannato a non poter mai "sperimentare" quei sabati di uscita coi bambini di Rebibbia, come Lei mi invitò a fare, quando sarei stata disponibile.
Io non conoscevo Leda, quando La incontrai; avevo saputo dell'associazione tramite gli articoli di quei giornali che avevano lodato la Sua attività e le Sue iniziative.
Chiesi un incontro con qualche volontario che mi portasse dentro quel mondo, ancora lontano dalle righe dei manuali che si limitavano a descrivere situazioni teoriche senza riscontro pratico. E Lei, invece, proprio Lei fu disponibile ad incontrarmi. E questo non lo dimenticherò mai.
Perchè, grazie al Suo enorme e prezioso contributo, la mia affannosa ricerca verso un mondo più equo e più giusto ha preso corpo e ha rivelato un'Anima. Perchè grazie a Lei, ho compreso a fondo un mondo per me sconosciuto. Grazie a Lei, ogni giorno, tantissime donne, disgraziate e in fondo "vittime" di questo triste mondo, trovavano speranza di rinascita, speranza di vita. E noi le siamo grati, e le saremo grati per sempre.
Da parte mia, continuerò a far baccano e a far in modo che i riflettori non si spengano, ma che si vada avanti, sempre più in là.
Generalmente, essi avvengono quando arriviamo a un limite, quando abbiamo bisogno di morire e rinascere emotivamente. Gli incontri ci aspettano, ma la maggior parte delle volte evitiamo che si verifichino. Se siamo disperati, invece, se non abbiamo più nulla da perdere oppure siamo entusiasti della vita, allora l'ignoto si manifesta e il nostro universo cambia rotta".
Condivido a pieno le parole di Coelho. A volte, certi incontri ti cambiano la vita, per davvero.
Quel 12 maggio 2009, se non avessi conosciuto Leda, tante cose sarebbero state diverse. Mi sarei sentita un'anima solitaria, nella mia ricerca di giustizia e di solidarietà per un tema così difficile come quello delle madri detenute e dei bambini da 0 a 3 anni reclusi insieme a loro, disgraziatamente.
Mi sarei sentita un fiume in piena, pronto ad uscire dal suo letto, ma senza troppe speranze di trovare un attracco. E invece, io l'ho trovato.
Non dimenticherò mai la Sua umiltà e la sua enorme disponibilità. Il fatto che non vivessi a Roma, mi ha tristemente condannato a non poter mai "sperimentare" quei sabati di uscita coi bambini di Rebibbia, come Lei mi invitò a fare, quando sarei stata disponibile.
Io non conoscevo Leda, quando La incontrai; avevo saputo dell'associazione tramite gli articoli di quei giornali che avevano lodato la Sua attività e le Sue iniziative.
Chiesi un incontro con qualche volontario che mi portasse dentro quel mondo, ancora lontano dalle righe dei manuali che si limitavano a descrivere situazioni teoriche senza riscontro pratico. E Lei, invece, proprio Lei fu disponibile ad incontrarmi. E questo non lo dimenticherò mai.
Perchè, grazie al Suo enorme e prezioso contributo, la mia affannosa ricerca verso un mondo più equo e più giusto ha preso corpo e ha rivelato un'Anima. Perchè grazie a Lei, ho compreso a fondo un mondo per me sconosciuto. Grazie a Lei, ogni giorno, tantissime donne, disgraziate e in fondo "vittime" di questo triste mondo, trovavano speranza di rinascita, speranza di vita. E noi le siamo grati, e le saremo grati per sempre.
Da parte mia, continuerò a far baccano e a far in modo che i riflettori non si spengano, ma che si vada avanti, sempre più in là.
martedì 6 dicembre 2011
Ciao Leda,
Era nata per combattere.
Sin da quando era piccolina, era nata per combattere e brillare.
E da oggi brillerà lassù in alto.
Fino all'ultimo, si era recata in carcere. Perchè Lei, Leda Colombini, aveva dedicato tutta la Sua vita alla lotta per la giustizia sociale e alla rivendicazione dei diritti più controversi. E una gran parte della Sua esistenza alla battaglia per i diritti delle detenute madri e dei figli minori, da 0 a 3 anni, costretti a vivere in carcere con loro, per un reato non commesso.
Lei, non era solita voltarsi indietro, Lei affrontava le ingiustizie e il dolore della povera gente e li scrutava fino in fondo e metteva anima e corpo per cancellarli, fino all'ultimo.
Con quel suo sguardo così bello e profondo, regalando emozioni, fungeva da "guida" per quelle anime "disperse", tenendo viva la speranza di fuoriuscita dal circuito penitenziario; con le sue belle mani, toccava il dolore della gente, lo permeava di amore, affetto e di istinto protettivo e trasformava la sciagura e le sventure altrui in sane prospettive di recupero sociale.
Lei portava avanti la Sua battaglia per la libertà di questi piccoli innocenti e la porterà ancora, fino in fondo.
Se è vero che dentro le sbarre, ci sono tutt'oggi, in tutta Italia, circa 70 bambini "detenuti" con le proprie madri, a molti di loro, la nostra Leda, ha già restituito pezzi di libertà, regalando loro, ogni sabato, da tantissimi anni ormai, insieme a tutti i volontari e le volontarie di "A Roma insieme", tutto quello che un normalmente un bambino di quella età dovrebbe avere per "diritto": un sorriso, un respiro di aria pulita, una festa in famiglia, una gita a mare o in montagna, un abbraccio caloroso.
Ciao Leda,
Sin da quando era piccolina, era nata per combattere e brillare.
E da oggi brillerà lassù in alto.
Fino all'ultimo, si era recata in carcere. Perchè Lei, Leda Colombini, aveva dedicato tutta la Sua vita alla lotta per la giustizia sociale e alla rivendicazione dei diritti più controversi. E una gran parte della Sua esistenza alla battaglia per i diritti delle detenute madri e dei figli minori, da 0 a 3 anni, costretti a vivere in carcere con loro, per un reato non commesso.
Lei, non era solita voltarsi indietro, Lei affrontava le ingiustizie e il dolore della povera gente e li scrutava fino in fondo e metteva anima e corpo per cancellarli, fino all'ultimo.
Con quel suo sguardo così bello e profondo, regalando emozioni, fungeva da "guida" per quelle anime "disperse", tenendo viva la speranza di fuoriuscita dal circuito penitenziario; con le sue belle mani, toccava il dolore della gente, lo permeava di amore, affetto e di istinto protettivo e trasformava la sciagura e le sventure altrui in sane prospettive di recupero sociale.
Lei portava avanti la Sua battaglia per la libertà di questi piccoli innocenti e la porterà ancora, fino in fondo.
Se è vero che dentro le sbarre, ci sono tutt'oggi, in tutta Italia, circa 70 bambini "detenuti" con le proprie madri, a molti di loro, la nostra Leda, ha già restituito pezzi di libertà, regalando loro, ogni sabato, da tantissimi anni ormai, insieme a tutti i volontari e le volontarie di "A Roma insieme", tutto quello che un normalmente un bambino di quella età dovrebbe avere per "diritto": un sorriso, un respiro di aria pulita, una festa in famiglia, una gita a mare o in montagna, un abbraccio caloroso.
Ciao Leda,
sabato 26 novembre 2011
Noi figli delle Sig.re Fabbriche...
Se oggi, accadesse a me, alla mia famiglia, quello che sta accadendo ai lavoratori di Termini e non solo, il nostro, il mio, futuro lavorativo già altalenante, sarebbe ancora più arido, vuoto, ancora più incerto.
Un tempo, quando l'apertura di nuove fabbriche creava nuove garanzie di crescita economica, di sviluppo, di emancipazione sociale, di ricchezza, di giustizia sociale, il lavoro era considerato una risorsa, la risorsa più nobile per eccellenza, perché con quello, avevi e guadagnavi tutto; senza quello perdevi ogni cosa.
Oggi, dopo ben 41 anni di attività, più o meno intensa, quel sogno, il sogno di tantissimi lavoratori, che avevano trovato la felicità, in quello scorcio di costa siciliana, deturpata per bisogno di mercato si è infranto.
Gli stanno togliendo il futuro, hanno detto, pensando e parlando non solo per loro, ma soprattutto per quei figlioli, che prima di ogni cosa, senza la sicurezza del lavoro dei loro padri, non avranno la certezza del vivere e del mangiare, non potranno andare all'università, non potranno aspirare al salto di "qualità".
Non stupitevi, anzi vergognatevi per il dolore di questi uomini, padri e nonni, che non accettano il determinismo di scelte imposte dall'alto. Non gioite dell'avvicinarsi del Natale, perché le loro tavole non saranno più bandite a festa, se nelle loro case ad essere bandito sarà il lavoro.
Non state lì a pensare che tanto non vi tocca, perché non oggi può darsi, ma domani, potrebbe capitare a voi, di correre incontro al vostro papà e di vederlo non più ricoperto del "grasso" del nobile lavoro di tutta una giornata, con chiazze qua e là, nere, scintillanti nel blu o nel beige di una tuta ma solo nel suo dolore, privo di stimoli e soprattutto senza la sua più grande ragione di vita, il lavoro onesto.
Un tempo, quando l'apertura di nuove fabbriche creava nuove garanzie di crescita economica, di sviluppo, di emancipazione sociale, di ricchezza, di giustizia sociale, il lavoro era considerato una risorsa, la risorsa più nobile per eccellenza, perché con quello, avevi e guadagnavi tutto; senza quello perdevi ogni cosa.
Oggi, dopo ben 41 anni di attività, più o meno intensa, quel sogno, il sogno di tantissimi lavoratori, che avevano trovato la felicità, in quello scorcio di costa siciliana, deturpata per bisogno di mercato si è infranto.Gli stanno togliendo il futuro, hanno detto, pensando e parlando non solo per loro, ma soprattutto per quei figlioli, che prima di ogni cosa, senza la sicurezza del lavoro dei loro padri, non avranno la certezza del vivere e del mangiare, non potranno andare all'università, non potranno aspirare al salto di "qualità".
Non stupitevi, anzi vergognatevi per il dolore di questi uomini, padri e nonni, che non accettano il determinismo di scelte imposte dall'alto. Non gioite dell'avvicinarsi del Natale, perché le loro tavole non saranno più bandite a festa, se nelle loro case ad essere bandito sarà il lavoro.
Non state lì a pensare che tanto non vi tocca, perché non oggi può darsi, ma domani, potrebbe capitare a voi, di correre incontro al vostro papà e di vederlo non più ricoperto del "grasso" del nobile lavoro di tutta una giornata, con chiazze qua e là, nere, scintillanti nel blu o nel beige di una tuta ma solo nel suo dolore, privo di stimoli e soprattutto senza la sua più grande ragione di vita, il lavoro onesto.
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